Il suono mette a tacere la mente

15 Gennaio 2015, in BENESSERE

La parola Mantra è formata da due particelle: Man deriva da Manas che significa mente e tra deriva da Trayati o Traya che significa liberare e proteggere, Tri significa attraverso.
Il mantra serve quindi per liberare la mente dai pensieri tossici e le ansie del mondo materiale come se si attraversasse il mare simbolico e capriccioso della mente
I Mantra hanno il potere di generare STATI ELEVATI DI COSCIENZA ILLUMINATA. I mantra sono “parole-suono” la cui ripetizione sia vocalizzata che mentale, agisce, tra l’altro, sugli emisferi cerebrali sincronizzandoli tra loro e attivando le zone connesse alla corteccia cerebrale. I suoni funzionano anche come degli “assorbenti” e dei “conservatori” di sensazioni vive, che emergono quando vengono evocate tramite il suono. Le “parole-suono” Mantra provengono da antichi idiomi che posseggono chiavi particolari per attivare le emozioni, le energie e lo spirito dell’uomo, più che i sensi della logica e della razionalità.
Ciò che si è osservato è che se il cervello è sottoposto a impulsi (visivi, sonori o elettrici) di una certa frequenza, la sua naturale tendenza è quella di sintonizzarsi. Il fenomeno è detto ‘risposta in frequenza’. Per esempio, se l’attività cerebrale di un soggetto è nella banda delle onde beta (quindi, nello stato di veglia) e il soggetto viene sottoposto per un certo periodo a uno stimolo di 10 Hz (onde alfa), il suo cervello tende a modificare la sua attività in direzione dello stimolo ricevuto.
Il soggetto passa dunque ad uno stato di rilassamento proprio delle onde alfa.
(da Onde cerebrali, Musica, Risonanza e Chakra a cura di Marco Amadeux Stefanelli, Ph.D.)
La parola chakra deriva dal sanscrito e significa ruota, vortice; le prime linee guida per “l’attivazione” dei Chakra emergono già nelle Upanishad, i testi sacri della religione vedica indiana (500 a.C.; si veda Shandilya Upanishad, Cudamini Upanishad).
Possiamo immaginare i chakra come vortici di energia le cui funzioni sono di assorbire energia universale e rilasciare energia all’esterno. Probabilmente i Chakra non sono altro che punti di minore resistenza elettromagnetica del corpo, punti che trovano particolare risonanza con specifiche frequenze, suoni, colori, Mantra.
I chakra principali sono sette e si relazionano alle ghiandole endocrine e alle loro funzioni: SURRENI, GONADI, PANCREAS E SISTEMA DIGERENTE, CUORE E TIMO, TIROIDE,IPOFISI, EPIFISI.
Quando è in salute e bilanciato, ognuno dei sette chakra maggiori umani ruota ad una costante e predeterminata frequenza o vibrazione. Per esempio:
Il Chakra della radice mūlādhāracakra ha una frequenza risonante normale di 256 cicli a secondo, o 256 Hz (il Do centrale del pianoforte).
Il Chakra seguente per altezza, il Sacrale, svādhiṣṭhānacakra risuona a 288 Hz, che è la nota Re. E ogni chakra via via più alto, nel corpo fisico, ha una nota via via più alta della scala, fino al Si.
Questi sette toni o note sono chiamati “Ottava 0”. Ogni volta che si sale di un’ottava (per esempio dal Do centrale, 256 Hz, al Do più alto della scala, 512 Hz) si può notare come il valore della frequenza raddoppi. Questa caratteristica molto importante è anche uno dei princìpi di risonanza.
Se un Chakra è un pò “scordato” e non vibra in armonia, esso può essere ri-accordato attraverso un processo di vibrazione simpatetica. Questo è un concetto base della terapia. Le vibrazioni armoniose alla frequenza corretta entrano direttamente nel campo di rotazione del Chakra e hanno l’effetto di portare quella sequenza vibrazionale del Chakra indietro alla sua frequenza propria così che possa funzionare efficientemente come un transduttore di energie provenienti dal campo di energia universale richiesto dagli organi e ghiandole associati al chakra.
Il suono del Tamburo può essere considerato una sorta di “tappeto volante” (prendo a prestito questa visione dal sogno di una amica) che permette alla persona di attraversare i mondi e gli spazi. Sincronizzando le onde cerebrali destruttura i network neuronali “familiari” (come direbbe Karl Prisbam) attraverso cui codifichiamo i messaggi sensoriali interni ed esterni e li trasformiamo nella abituale costrutto rappresentazionale che chiamiamo “realtà”, generando quello che si chiama “stato alterato di coscienza”.
Un viaggio sciamanico attraverso il suono del Tamburo può avere un potere di guarigione profondo, ma in ogni caso, se lo si affronta con il cuore, ha sempre il fascino e lo stupore di un capovolgimento prospettico:
una banana rivoltata sarebbe sempre una banana?
Che cosa definiamo “consapevolezza”?
Meltzer dice “Possiamo pensare alla consapevolezza come a un campo sferico di coscienza che ci circonda e ci segue ovunque andiamo. Facendo una sezione orizzontale di questa sfera, possiamo avere un cerchio di 360 gradi, che potremmo definire il cerchio della consapevolezza potenziale. Quindi, in questo modello, esiste un cerchio di consapevolezza potenziale di 360 gradi. A questo punto, negli stati contratti e fissati, l’attenzione si concentra in modo esclusivo su 30, 15, o addirittura un grado solo: l’oggetto del desiderio, la sensazione bramata, la bottiglia, la pipa, a esclusione di tutti gli altri aspetti della realtà, degli altri segmenti del cerchio.”
Aggiunge che: storicamente sono esistite due metafore principali per la consapevolezza: una spaziale o topografica, l’altra temporale o biografica.
Nella metafora spaziale, la consapevolezza è un “territorio”, un “terreno”, un “campo”, uno “stato” in cui si può entrare o uscire, oppure uno spazio vuoto, come nella psicologia buddista. La metafora spaziale (…) può portare a ritenere la consapevolezza “statica”, generando un forte desiderio di stabilità e persistenza.
La metafora temporale della consapevolezza è quella di concetti come “il flusso dei pensieri” di Willam James, il flusso di coscienza, l’«esperienza di flusso», ma anche delle teorie evolutive dei vari stadi di consapevolezza.
(Dipendenza e trascendenza come stati alterati di consapevolezza Ralph Metzner)
La metafora spaziale della consapevolezza ci porta inevitabilmente a utilizzare categorie logiche come “fuori/dentro”, “interno/esterno” costrutti mentali immaginari, come Lacan ha mostrato topologicamente nella rappresentazione della superficie del TORO, dove, al modo di Ermete Trismegisto ” Quello che è dentro è anche fuori e quello che è sopra è anche sotto…”
Che cosa generala coscienza di sé intesa come consapevolezza dinamica, di flusso, in cui ogni “stato” si può immaginare come una configurazione della morfologia del sistema i cui elementi di base (la formula bruta) si riconnettono in forme isomeriche o stereoisomeriche? Ogni stato”isomerico” apre o chiude vie sensoriali, rappresentazioni mentali, memorie, input percettivi conservati negli enormi archivi neuronali da cui l’IO seleziona i file che creano le rappresentazioni di sè e del mondo che, se consuete e condivise dal gruppo sociale chiamiamo “reali” o normali e se inconsuete o non condivise dal gruppo sociale di riferimento, chiamiamo alterate o irreali.
Ebbene a nostro parere il punto di riferimento essenziale e autentico della consapevolezza è il corpo. Senza consapevolezza del corpo non esiste consapevolezza di sé. Affermazione che potrebbe sembrare banale, eppure viviamo costantemente negando e sfiduciando il sapere autentico e ancestrale che solo dal corpo può arrivare. Ogni nostra cellula contiene tutto l’individuo e tutta la sua storia e anche le memorie epigenetiche della nostra famiglia e della specie.
Ritengo che tutte le pratiche e i metodi che ascoltano e parlano del, con e nel corpo abbiano un potere di guarigione e di trasformazione che difficilmente si può ottenere con terapie o percorsi verbali e mentali e tantomeno farmacologici.
Bioenergetica, Yoga, Tai-Chi, Feldenkrais, Teatroterapia e Psicodramma, in modi diversi danno accesso al sapere del corpo e alla risposta alla domanda che il Saggio Cinese,a cui Jodorosky si rivolge per essere guarito da un sudore notturno incontenibile, pone al regista: “quale è il tuo scopo in questa vita? perché se non sai qual è il tuo scopo nella vita non posso curarti” (Metagenealogia -A.Jodorosky)
Così attraverso l’ascolto e la percezione profonda del corpo, le vibrazioni del suono e della voce, l’esplorazione delle configurazioni di stato della coscienza, l’individuo può riconnettere emozioni, rappresentazioni mentali e percezioni. Il cui fluire energetico innalza ed espande la consapevolezza del singolo e del gruppo consentendo la creazione del un campo atemporale che connette il rituale sciamanico di guarigione alla Costellazione Sistemica (L’amore dello spirito B.Helliger) e Sciamanica (Costellazioni rituali – Marco Massignan).
IL TEMPO
La guarigione sciamanica ha un luogo ma non ha un tempo, avviene cioè in una dimensione atemporale,
“in cui tutto il potere di guarigione, e di fatto tutto ciò che esiste, è presente.
L’esperienza dell’atemporalità è di fondamentale importanza nella pratica sciamanica.. Quando l’esperienza del tempo lineare si interrompe lo stesso accade al flusso delle storie che ci attraversa di continuo la mente (…)
Non appena l’incontrollabile monologo interiore si affievolisce, la coscienza comincia a liberarsi per accogliere una nuova esperienza (…)
I modelli di pensiero abituali servono a tenere la “realtà” vincolata a una forma che asseconda le identificazioni della personalità. Quando invece la coscienza approda ad una dimensione atemporale, incomincia a scorgere un altro strato della verità: quello della vera energia del corpo e degli strati più profondi della psiche.
Durante una costellazione, proprio come avviene nei rituali sciamanici, i confini tra passato, presente e futuro svaniscono. I defunti vengono rappresentati accanto ai vivi e in questo modo tornano in vita e parlano…
Durante una costellazione il processo di guarigione è reso possibile dallo spostamento e dal movimento all’interno dello spazio della costellazione dei rappresentanti, che vengono spostati o si spostano, finchè non trovano una posizione in cui si sentono forti ed equilibrati..
Ogni costellazione poi è un singolo evento, proprio come ogni rituale sciamanico.
È importante sapere che dalla Costellazione così come dal Rituale di Guarigione Sciamanico non riceveremo “risposte” in termini di cosa o come fare. Dovremo lasciare da parte i “perché” e i “come” e i “quando” che rappresentano i punti di repere del pensiero razionale e quotidiano. Spesso la nostra è una domanda di “capire” per assolvere o condannare o per accreditare scelte o azioni o passioni come “motivate”. Il motivo, da motus, movimento, impulso, esiste sempre ovviamente ma sapere o vedere che la barca sta andando non basta a dirci da dove viene e dove veramente va.
Non si tratta neanche di “perdonare” torti o violenze o viltà né di “dimenticare” e tantomeno di “fare i conti” con la famiglia, il passato o i nostri fantasmi.
Certamente c’è dolore, anche forte, ma senza autocommiserazione, autentico, risanatore e c’è rabbia e paura e tristezza che sorgono dal corpo senza che la mente debba “interpretare e chiarire”, sono lì quasi solidi perché hanno la consistenza dei crampi al tuo stomaco e della fitta in mezzo alle scapole. E poi c’è anche gioia, amore e tenerezza e lacrime quelle che non pensavi più di vedere negli occhi di tua nonna o di tua madre o quella che non hai mai avuto il coraggio di mostrare a tuo padre, tuo marito o tuo figlio, anche a quello che non hai potuto fare nascere, anche per tutti quelli che le donne della tua famiglia hanno visto morire.

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