Perché occuparsi del fegato

16 Maggio 2016, in BENESSERE

Quante e quali sono le funzioni che il fegato svolge o predispone nel nostro organismo, quando e come ciò accade e in che modo esso si connette e dipende da eventi e condizioni esterne, non solo alimentari, come è facile capire, ma anche ambientali e cosmiche e soprattutto interne, emotive e mentali?

Esaminiamo le parole che usiamo per descrivere una reazione di rabbia:

“Ho un attacco di bile – mi scoppia il fegato per la rabbia – è diventato verde per la rabbia e giallo per l’invidia – rodersi o mangiarsi il fegato”. Tuttavia allo stesso tempo di un temerario diciamo che “ha fegato” e ci chiediamo di fronte a una sfida se “avremo il fegato di affrontarla”. Rabbia e coraggio, si tratta della stessa energia che ha un’identica traiettoria dall’Io all’A(a)ltro, reale o immaginario, essere vivente o forza naturale, comunque percepita come pericolosa per la nostra sopravvivenza o per quella del nostro gruppo.

Siamo a prima vista propensi ad attribuire un segno negativo all’emozione rabbia e un segno positivo alla propulsione coraggio. Rappresentiamo la rabbia con la figura di un cane ringhiante, o un volto paonazzo con la gola spalancata e gli occhi roteanti. Viceversa il coraggio è un eroe teso con la spada e il corpo a salvare la sua famiglia da un’orda di lupi o barbari ululanti. O, in versione Wall Street, un finanziere che scommette tutto il suo capitale sulla previsione di un rialzo del prezzo del sale da cucina… Ogni volta che abbiamo bisogno di agire o re-agire, soprattutto se la causa scatenante richiede una forte scarica adrenalinica, cioè azione pronta, decisa, difensiva prima ancora che offensiva, quando il “sangue va agli occhi e non ci si vede più per la rabbia” allora sta lavorando il nostro FEGATO, organo collegato alla vista e agli occhi.

Walter Holtzapfel, illustrando le teorie di Rudolf Steiner, fondatore della Medicina Antroposofica, scrive che il Fegato è l’organo che “dà all’uomo il coraggio di mettere in atto un proposito; il fegato media la trasformazione di un pensiero in un’azione concreta.”

Quindi definisce il FEGATO organo della VOLONTA’

E come si trasforma una decisone e un’idea in un’azione concreta? In che modo il calore del sole diventa materia vivente, terra e pianta? IL CALORE deve produrre il suo opposto: l’umidità e il freddo attraverso cui il seme potrà germogliare. Il fegato, il cui parenchima è immerso in 5 tipi di liquidi, sangue venoso, arterioso, linfa, sangue portale e bile, regola l’intero bilancio idrico e anche la sete, attraverso la centralina dell’ipotalamo.

Guardiamo cosa succede nell’abuso alcolico: il fegato è il principale bersaglio dell’azione tossica dell’alcol, che lo infiamma e lo infarcisce di grasso. E guarda caso l’alcol è un liquido che, producendo calore, secca e asciuga le acque e quindi aumenta la sete… E cosa succede quando un/a abusatore/trice, smette di bere, per esempio in fase di disintossicazione?

Sempre comincia ad assumere bevande, spesso zuccherate e gasate, che, sia per quantità che per qualità, sono insolite per lui/lei. In seguito non sarà infrequente incontrarlo in compagnia di una inseparabile bottiglietta di minerale. Holtzapfel dice ” La salute del fegato è in relazione con la qualità dell’acqua presente nel luogo dove la persona vive. Qui gioca un ruolo importante la qualità dell’acqua potabile, che oggi è spesso in percolo. Sul fegato ha una grande influenza anche il senso del gusto, un processo che si svolge anche sull’elemento liquido (saliva). Avere un “gusto raffinato” non significa comportarsi da aristocratici, ma curare il proprio fegato. Invece una ricerca smodata del piacere danneggia il fegato. Si pensi in primo luogo all’alcol”

Quindi il FEGATO è anche l’organo della SETE.

Nel Fegato viene poi immagazzinato il carburante metabolico dei nostri muscoli, cioè il glicogeno, cioè le zollette di carboidrati “semilavorati” che vengono stipare nelle cellule epatiche per essere immesse n circolo attraverso il sangue portale ogni volta che l’organismo ha bisogno di energia.

Sempre nel fegato si forma la bile,prodotto del catabolismo del sangue, che, rilasciata nell’intestino, consentirà il metabolismo dei grassi.

Glicogeno e Bile hanno ritmi circadiani opposti, infatti il glicogeno viene immagazzinato prevalentemente di notte e la bile elaborata di giorno.

” il catabolismo è la base biologica della coscienza e agisce quindi prevalentemente di giorno, durante la coscienza di veglia. i processi di sintesi avvengono quando la coscienza è spenta e sono quindi prevalenti durante le ore del sonno. Se queste due fasi non rimangono ben separate si possono verificare situazioni patologiche. Se i processi di sintesi si spostano verso il giorno si manifestano depressione e disturbi della volontà, che possono essere curati con privazione di sonno. Se il processo biliare si attiva durante la notte possono sopravvenire le coliche biliari, che di fatto si verificano quasi sempre nelle ore serali -notturne”.

Le attuali conoscenze della neurobiologia e delle neuroscienze confermano quanto Steiner diceva all’inizio del XX secolo, infatti durante la notte il nostro cervello immagazzina memorie, taglia e assembla ricordi elimina connessioni inutili o le passa in sottotraccia, insomma fa sintesi. Durante il giorno la mente raccoglie informazioni e analizza, questa può essere considerata una funzione catabolica.

Quindi volontà, motivazione e azione, a volte collera a volte coraggio, a volte competizione e a volte impulsività, a volte offuscamento e a volte lucidità e chiaroveggenza.

Le connessioni tra i 4 livelli: fisico, emotivo, mentale e animico o anche tra i 4 corpi: fisico, eterico e astrale e psichico, sono evidenti e semplici da cogliere.

La compromissione delle funzioni epatiche sia di origine tossico infiammatoria sia di origine genetico metabolica, comunque produce effetti, oltre che somatici, sia sulla sfera emotiva che intellettivo -cognitiva che psichica. In progressiva escalation si producono facilità alla collera e all’intolleranza emozionale, apatia e blocco dell’azione e della volontà, fino ad arrivare alla compromissione della memoria e delle capacità intellettive ma ancora più gravemente alla perdita di valorialità ed eticità umana e sociale.

Appare interessante riportare qui anche la lettura simbologica del fegato che fa Rudiger Dahlke che ne indica anche il “tema” vitale e le possibili soluzioni del conflitto:

Significato simbolico: stretto legame con la vita (in inglese fegato = liver; to live = vivere); rinascita di nuova vita (vedi il mito di Prometeo); valutazione, concezione del mondo, (ri)collegamento con il basso (origine, radici) e con l’alto (sensatezza); laboratorio; brama e ricerca.

Compito/tema: valutazione e analisi; ricollegamento con le origini; trovare il significato della vita; rendere digeribile ciò che è grasso (pesante) disintossicare; regolatore dell’umore (la 14° carta dei Tarocchi, la Temperanza, incarna il principale tema del Fegato: la moderazione).

Secondo questa lettura le malattie del fegato rappresentano un conflitto inconscio relativo ai temi della visone del mondo e della capacità di avere la “giusta misura” degli eventi e della valutazione di ciò che è utile e ciò che è dannoso e velenoso. Smisuratezza, esagerazione nel senso di sè e nelle proprie brame (collera e aggressività) e successiva compensazione con la perdita di valore e di energia,(malinconia e depressione).

Elaborazione: confronto cosciente, aperto e offensivo sulla spiritualità e il senso della vita, analisi di cosa si considera giusta misura e di ciò che giova o nuoce, imparare a contenersi e limitarsi, dare alla vita una direzione giusta.

Insomma la guarigione delle malattie del Fegato consiste nel passaggio dallo Spirito di Vino alla Spirito DIVINO, una trasmutazione alchemica che riconduce il fuoco metabolico dalla distruttività infera dell’incendio del legno – emotivo, alla purezza-cardiaca della fiamma dell’amore.

Appare anche utile vedere la simbologia della cistifellea (aggressione, veleno, bile) le cui degenerazioni carcinomatose o infiammatorie descrivono una congestione della rabbia e dell’aggressività che, non trovando vie di espressione e realizzazione vitali, non riuscendo a superare vincoli e condizionamenti famigliari e sociali, “si scatenano di propria iniziativa e attuano il proprio egotrip fisico in forma di degenerazione.”

Trasferendoci a un approccio considerato eretico dalla “medicina ufficiale” (quella della ormai discussa e discutibile della scientificità evidence based) proposto da di R.G. Hamer, embriologicamente il fegato è formato da due tipi di tessuto, il parenchima, di origine endodermica e i dotti biliari, di origine ectodermica. L’endoderma rappresenta il tessuto filogeneticamente più antico, connesso con il sistema digestivo e con la funzione di nutrimento, assimilazione ed eliminazione. Mentre dal foglietto ectodermico, più recente, si formano gli epiteli pavimentosi della pelle e delle mucose e il sistema nervoso, si può quindi dire che sia connesso con le funzioni di comunicazione e relazione. A partire da queste considerazioni e da una serie di osservazioni cliniche, R.G.Hamer ipotizza che le malattie del parenchima epatico siano scatenate dal ” conflitto di morire di fame o conflitto per la propria sussistenza” a cui l’organismo risponderebbe in modo “biologicamente sensato” aumentando il tessuto ghiandolare allo scopo di assorbire meglio il nutrimento (adenocarcinoma). Poichè il nutrimento è, dopo il respiro e l’aria, il più importante fattore di sopravvivenza questo appare coerente con la simbologia del fegato sopra riportata.

Altrettanto coerente appare la correlazione tra patologie ulcerative -infiammatorie dei dotti biliari e della cistifellea e i conflitti di territorio, con la sensazione di essere stati defraudati o privati di una proprietà, di invasione e frustrazione. Tutti conflitti che riguardano la relazione e la comunicazione e che generano aggressività e rabbia e a cui, secondo Hamer, l’organismo risponde in modo biologicamente sensato, con un allargamento del dotto biliare (tramite ulcera) per aumentare l’apporto di bile.

Non intendo in questo contesto intraprendere alcuna analisi e valutazione dell’attendibilità o meno delle tecniche diagnostiche di Hamer (insomma se esistano o meno i focolai di Hamer…) ma solo rilevare che avere capovolto la prospettiva con cui guardiamo la malattia, che da parassita alieno di cui subiamo l’attacco diventa una Soluzione Biologicamente Sensata del nostro organismo a un Conflitto vissuto come un colpo improvviso e inatteso e verso cui siamo sentiti impotenti (vedi TRAUMA) è stata una intuizione assolutamente GENIALE e di enorme portate di cui dovremmo solo ringraziarlo a prescindere da tutto.

Abbiamo tentato di fornire una prospettiva multidimensionale e dialettica della conoscenza di questo fantastico cervello metabolico del nostro corpo, un prossimo capitolo sarà dedicato a come curarsi in modo attivo e naturale.

 

Bibliografia:

Rudiger Dahlke, Malattia come Simbolo – Mediteranee edizioni

Walter Holtzapfel, Le connessioni spirituali di fegato, polmoni, rene, cuore – Natura e Cultura Editrice

Ryke Geerd Hamer, Il capovolgimento diagnostico – Nuova Medicina Germanica

Nessun Commento.

Lascia un Commento