La Cipolla

5 Febbraio 2016, in LINGUAGGIO ANALOGICO, SCIENZA

di Cosetta Greco

(prima puntata)

Possiamo descrivere gli esseri viventi e soprattutto la specie Homo Sapiens come una Cipolla: a un cuore tenero e dolce entro cui è contenuto il seme, si sovrappongono strati sempre più coriacei fino ad arrivare alla pellicola esterna che, tranne che al supermercato, appare secca e dura. Quando la cipollainvecchia lo strato esterno si sfalda per primo e gli strati successivi marciscono uno dopo l’altro più o meno lentamente, fino ad arrivare per ultimo al cuore. Tuttavia spesso accade di trovare cipolle marce in cui il cuore, piccolo nucleo indomito, è ancora integro e vivo.

Spesso incontriamo anziani in cui ogni strato ha ceduto alla corruzione del tempo, tranne il cuore.

Mi verrebbe da dire che il centro dell’uomo è la sua anima, ma la materia/forma cipolla è deperibile, purtroppo fino al cuore, mentre l’anima, priva di forma e materia, in quanto essere, non ne consuma lo stesso destino, pur incarnandosi provvisoriamente per testimonianza d’esistere. Allora dovrò dire che il cuore è ciò che la materia può intuire e interpretare dell’anima e che ne fa un evento unico e irripetibile e assolutamente originale nell’universo. Ogni volta che il cuore perde il contatto con l’anima, la cipollaperde la sua essenza e marcisce, più o meno lentamente e vistosamente, così come accade che cipolle che da fuori sembrano integre, colte nel palmo mostrano il disfacimento pestilente che la sfoglia esterna abilmente celava.

Questo “spirito” della cipolla si incarna nel primo e sottile strato di materia che R. Dawkins definisce il “gene egoista”(1), un filo di molecole e/o sue parti (a seconda di che cosa si intenda per gene) che hanno un unico e sovrano impulso: la sopravvivenza del singolo e la sua immortalità attraverso la riproduzione delle sue copie.

Lo strato successivo è creato dalle memorie del DNA, non solo le macro che determinano forma, colore, dimensioni, cioè la specie, il genere e la famiglia, ma soprattutto le micro le cosiddette mutazioni epigenetiche(2).

Queste “mollette epigenetiche” aprendo o chiudendo intere sequenze nucleotidiche, sono come un sistema operativo che taglia e assembla files producendo così effetti “significanti” nel corpo o nella mente. In questo modo si incidono nella memoria transgenerazionale eventi, sia personali che sociali e ambientali, che hanno determinato la vita e la morte, il destino e l’evoluzione delle cipolle sue antenate e genitrici.

Un terzo strato sono le memorie, i segni e i segnali che attraversano le cellule durante la vita intrauterina(3). Ciò che la madre mangia, beve, dice, desidera, le sue emozioni e i rumori e i suoni, tutto ciò che la madre percepisce passa nelle acque del figlio. Ma più spesso di quanto si creda altri suoni e sensazioni improntano questa fase della vita, quelli provenienti dall’altro, dal gemello(4). (vedi SINDROME DEL GEMELLO SCOMPARSO)

Altri strati se ne aggiungono segnati dalle esperienze precoci, quelle che la pelle sente, che occhi, orecchi e bocca immagazzinano ma che un apparato cognitivo immaturo non consente di trasformare in pensieri e parole. E allora ogni stimolo sensoriale o nervoso (cibo, bevanda, aria, farmaco, droga…), ogni trauma, ogni emozione (paura, rabbia, disgusto…) e ogni esperienza fonte di piacere, lascia segno nel “soma” ed è un segno che diventa “struttura”. Cioè contribuisce a creare i file di programma che daranno espressione al complesso sistema che chiamiamo personalità, atteggiamento mentale e quella che Lowen definisce “corazza caratteriale”(5).

Il sovrapporsi di questo materiale, la sua consistenza, forma, colore, aroma e integrità costituisce l’involucro operativo che agendo nella sfera terrestre permette allo spirito, e alla sua forma individualizzata, l’anima, di ricercare e apprendere la lezione karmica di quella particolare vita o ciclo cipolla. La rappresentatività esistenziale di questa ricerca è la vocazione personale, cioè che cosa/chi sei chiamato a essere e a fare in questa vita, cioè in questo tempo, luogo e gruppo sociale.

La vocazione personale si forma in quei primi anni di vita in cui si modella il cuore della cipolla. L’individuo da involucro transeunte di un gene egoista interessato solo alla sopravvivenza sua e della specie, diventa soggetto del discorso, interpretando Lacan passa dal Moi (io esisto) al Je (io parlo), e poi soggetto di desiderio. Quando consapevole il desiderio è una forza immensa, intransigente e trasformativa. Quasi sempre purtroppo il desiderio è inconsapevole e così diventa la carta falsa con cui l’individuo gioca la partita truccata della sua vita e la fonte di dolori, malattie, fallimenti e violenze.

La vocazione personale è al servizio della realizzazione e dell’evoluzione dell’individuo e la sua manifestabilità e attuabilità è quindi fortemente determinata dalla struttura e dalle caratteristiche di quei primi strati della cipolla. Le principali “noxe patogene”, cioè i TRAUMI, che possono profondamente interferire con questo sviluppo sono le morti (lutti famigliari), le separazioni (dei genitori, dei fratelli o dal territorio) e gli attacchi all’integrità fisica dell’individuo, malattie gravi, incidenti, interventi chirurgici vissuti in modo traumatico. Anche una tonsillectomia può costituire un nucleo traumatico se per il soggetto è stata vissuta come un attacco alla propria integrità corporea, violento, improvviso, in cui il dolore e la paura si sono accompagnati alla sensazione di essere impotente, se per esempio il soggetto è stato immobilizzato e separato dalla madre.

Tutto ciò toglie energia al cuore della cipolla e quindi allenta il contatto con l’anima e l’individuo perde di vista l’orizzonte della propria vocazione personale, si affida al flusso del gruppo che lo contiene e lo protegge ma che anche gli toglie definizione e specificità.

La vocazione personale, in quei primi anni dell’infanzia, più o meno inconsapevolmente determina scelte fondamentali per la quantità e qualità dei successivi strati della cipolla. Quali amici prediligere, quale scuola, sport, libri, perfino gioco, stanza e parente o insegnante eleggere a maestro.

Più tardi, all’arrivo della primavera ormonale che inaugura l’adolescenza e che induce l’individuo a spostare lo sguardo da se stesso all’altro, si determina la VOCAZIONE BIOLOGICA, la vocazione a riprodursi, a generare, che è l’unica via di accesso all’eternità per il nostro “gene egoista”. Anche in questa fase “noxe patogene”, morti, malattie, separazioni, fallimenti o catastrofi finanziarie, emigrazioni e, non ultimo, l’abuso di droghe e alcol, possono intralciare la linea evolutiva naturale dell’individuo (da Lezioni di Psicogenealogia di Orwin Avalon).

Anche a livello sistemico, famigliare e sociale, la riproduzione e trasmissione genetica di un membro non sempre è funzionale allo sviluppo e alla logica coerenza dell’albero. Questo, a mio parere, potrebbe essere un altro modo di spiegare il blocco generativo sia volontario e consapevole che involontario e inconsapevole che si esplicita non solo con la scelta di non avere figli, ma anche con l’incompatibilità fisica tra i partner o con l’incompatibilità di genere, come nel caso di coppie omosessuali.

Tutto ciò naturalmente si genera nella relazione dell’individuo col mondo, che fa perno su alcuni punti fermi biologicamente determinati e che spesso confliggono: la sopravvivenza dell’individuo e la sopravvivenza della specie.

Se ne generano due tipi di Coscienza che Bert Hellinger(6) descrive in una dimensione sistemica come: Coscienza Personale e Coscienza Collettiva

La sopravvivenza dell’individuo dipende dal supporto del gruppo, della famiglia, quindi la linea di demarcazione tra la buona e cattiva coscienza è costituita dal legame con gli altri membri del gruppo e dagli obblighi, crediti e debiti, che esso richiede e implica. Per la Coscienza Personale essere riconosciuto e incluso è un “bene” ed essere rifiutato ed escluso è un “male” che viene percepito come senso di colpa e di vergogna. La posta in gioco è la morte dell’individuo, sia essa fisica sia sociale.

La Coscienza collettiva, essendo al servizio della sopravvivenza della specie, dal punto di vista biologico e sociale si pone in ordine gerarchico superiore a quella dell’individuo e il suo interesse spesso non corrisponde a quello della coscienza personale.

Helinger dice: il primo ordine della coscienza collettiva è: ogni membro del gruppo ha lo stesso diritto di appartenenza. Quando un membro viene escluso, per qualsiasi motivo, un altro membro rappresenterà in futuro il membro escluso. Rispetto alla coscienza personale, quella collettiva appare immorale e amorale. Ciò significa che non distingue fra bene e male nè fra colpevole e innocente.

Bisogna domandarsi perchè il sistema non tollera esclusi e quindi è necessario che qualcuno della generazione successiva si prenda l’onere di rappresentare l’escluso. La rappresentazione può avvenire ripetendone il nome,le date (nascita, morte, incidenti, matrimoni), il destino sociale, la morte, la malattia.

Per la coscienza collettiva il bene è l’integrità del sistema, il perfetto ripetersi della conformazione spaziale in cui la mancanza anche di un solo pezzo disgrega, mistifica, l’intera struttura dell’albero. Ogni individuo ha dunque una funzione “significante” e la sua apparizione nell’albero anche quando ne rappresenta una patologia, una devianza, una deformazione è lì a ricordare un debito non pagato o a trasmettere un credito ricevuto. Illuminante la suggestione di Anceline Schutzenberger:” La teoria del caos e i frattali potrebbero aiutarci a comprendere come un piccolo avvenimento sia in grado di far cambiare “tutto”. Basta poco per ottenere un cambiamento, basta aggiungere o sottrarre un piccolo fattore per capovolgere e cambiare tutto”. La teoria dei Frattali(7) può spiegare perchè il sistema non permette ad un suo elemento di sparire e basta, pena l’incoerenza interna del sistema stesso. Quindi un altro deve coprire il buco e rappresentare l’escluso. Contemporaneamente la Teoria del Caos (detta anche del battito della farfalla) di E.N. Lorenz dice che piccolissime variazioni della posizione iniziale producono grandi differenze (può il battito delle ali di una farfalla in Brasile scatenare un uragano nel Texas?)

Una prima conclusione potrebbe essere che per cambiare la “conformazione del frattale” si debba indurre una anche piccolissima modifica nella posizione di uno o più elementi. Questo “battito di ali di farfalla” può avere ricadute trasformazionali drammatiche sui tre piani su cui si sviluppa il frattale/sistema famigliare (e sociale?): Fisico, Astrale (Emozionale) e Mentale.

NOTE
 1) Richard Dawkins Il gene egoista – la parte immortale di ogni essere vivente, Mondadori.

Riporto alcune frasi che possono suggerire un approfondimento di un testo che per me è stato fondamentale e illuminante per la comprensione non solo di meccanismi relativi alla sopravvivenza dell’individuo e della specie ma soprattutto delle dinamiche e le motivazioni che sostengono i comportamenti di cooperazione, aggressività e parentela fra essere viventi o meglio tra “macchine di sopravvivenza“.

Noi siamo macchine di sopravvivenza, (…) i vari tipi di macchine di sopravvivenza sono molto diversi tra loro (dall’uomo al polpo, alla pianta) eppure la loro chimica fondamentale è abbastanza simile e i replicatori che portano dentro di sè, i geni (il DNA), sono fondamentalmente lo stesso tipo di molecola da noi ai batteri agli elefanti. (pag. 24)”

“CHE COS’È IL GENE EGOISTA? Non è semplicemente un singolo pezzo fisico di DNA. Come nel brodo primordiale, rappresenta tutte le repliche di un particolare pezzo di DNA distribuite nel mondo. (…) possiamo chiederci che cosa un singolo gene cerca di fare. Ciò che cerca di fare è moltiplicarsi nel pool genico e di farlo nel modo più semplice, aiutando a programmare i corpi in cui si trova a sopravvivere e riprodursi. (…) il punto chiave è che un gene potrebbe essere capace di favorire repliche di se stesso che si trovano in altri corpi. In tal caso si tratterebbe sempre di egoismo di gene (…) esistono per i geni modi di riconoscere le loro copie in altri individui? LA RISPOSTA è Sì. È facile dimostrare che i parenti stretti hanno una probabilità superiore alla media di avere geni in comune. È chiaro da moltissimo tempo che questo deve essere il motivo per cui è così comune l’altruismo dei genitori nei confronti dei figli.” (pag 94/96).

E altrettanto intriganti sono molte delle domande e questioni che si pone Dawkins:

Le molecole di DNA sono replicatori. In genere essi si raggruppano a formare grosse macchine da sopravvivenza comuni o “veicoli”. Un corpo non è un replicatore ma un “veicolo“. I veicoli non replicano se stessi ma lavorano per propagare i loro replicatori. I replicatori non hanno un comportamento, non percepiscono il mondo, non catturano prede nè sfuggono ai predatori, ma costruiscono veicoli che fanno tutte queste cose… Perché i geni si sono riuniti in grossi veicoli, ciascuno con una singola uscita genetica? Perché i geni scelgono di raggrupparsi e di fare grossi corpi per viverci dentro? ” (pgg. 265/67)

“I geni vincenti sono quelli che, nell’ambiente inflluenzato da tutti gli altri geni presenti nell’embrione, hanno su di esso un effetto benefico” chiamato “effetto fenotipico”.

Ma che succede se un gene ha un effetto fenotipico che è buono per se stesso (perché garantisce la sua sopravvivenza e moltiplicazione) ma negativo per il resto dei geni del corpo?

Dawkins racconta che è il caso di geni “distorsori della meiosi” cioè geni che riescono a modificare una fondamentale legge della meiosi (divisione del cromosoma in due metà nella cellula uovo e nello spermatozoo): ogni allele della coppia ha esattamente la stessa probabilità di entrare in quella cellula riproduttiva. I distorsori “barano” e riescono a trasferirsi non al 50% ma fino al 95%. Ciò per esempio accade con il gene mutante t del topo, che ha effetti negativi sulla sopravvivenza e riproduzione del topo stesso ma positivi sulla diffusione “logaritmica” del gene stesso che cessa solo quando tutti gli individui portatori sono morti. (pgg. 245/47).

2) EPIGENETICA

Studia mutazioni ereditarie nel fenotipo o nell’espressione dei geni causata da meccanismi diversi dalle mutazioni delle corrispondenti sequenze di DNA. Queste mutazioni durano per il resto della vita della cellula e possono trasmettersi a generazioni successive attraverso le divisioni cellulari, senza tuttavia che le corrispondenti sequenze di DNA siano mutate. Sono quindi fattori non-genetici che provocano una diversa espressione dei geni dell’organismo.

Si tratta di molecole(come i gruppi metile) che alterano l’accessibilità fisica alle regioni del genoma sulle quali si legano proteine e enzimi deputati all’espressione genica e quindi alterano l’espressione del gene.

Queste “mollette epigenetiche” aprendo o chiudendo intere sequenze nucleotidiche, sono come un sistema operativo che taglia e assembla file producendo così effetti “significanti” nel corpo o nella mente. In questo modo si incidono nella memoria transgenerazionale eventi, sia personali che sociali e ambientali, che hanno determinato la vita e la morte, il destino e l’evoluzione delle cipolle sue antenate e genitrici.

3) MICROCHIMERISMO

Cellule materne passano al figlio e viceversa e quindi interi gruppi cellulari possono poi essere trasmessi in via inter e trans – generazionale producendo un vero e proprio innesto genomico di informazioni e memorie anche immunologiche. Infatti le cellule ospiti sembrano potere attivare nell’individuo ospitante sia malattie sia meccanismi riparatori e protettivi.

Epigenetica

  4) SINDROME DEL GEMELLO SCOMPARSO

Dati scientifici riportano che nel 27% delle riproduzioni assistite e nel 40% delle gravidanze spontanee in cui vengono identificate due sacche amniotiche con ultrasuoni, uno de due gemelli scompare, nel caso che siano stati visti embrioni, il tasso di perdita è del 38% nelle assistite e del 7,3% nelle spontanee.

Il sanguinamento vaginale o lo spotting che è frequente nel primo trimestre nel 15/25% dei casi, viene associato alla scomparsa dell’embrione o del sacco vaginale.

Si tratta dunque di un fratello o anche più che ha/hanno condiviso per giorni, settimane o mesi il letto materno e che non sopravvive alla concorrenza, alla sua stessa fragilità corporea, al frenetico accrescimento e all’esplosione di umori, ormoni, sangue e nervi. Oltre agli eventuali reperti radiologici, ecografici o financo fossili che in alcuni casi si trovano, ne sono probabili testimonianze le inclusioni, cosiddette teratogene, di pezzi di tessuto nel corpo del sopravvissuto. Capelli, ossi, tessuti embrionali, inclusi e conservati in cisti che custodiscono il ricordo. La sensazione inconsolabile di qualcosa che manca, un vuoto che continua a non colmarsi, il bisogno vitale di aggrapparsi a qualcuno o a qualcosa, spesso sotto la tragica forma di droga, cibo, gioco o relazioni violente e insane, quanto ha a che fare con questa perdita primaria?

Riferimenti bibliografici:

Alfred R.&Bettina AUSTERMANN, – La Sindrome del gemello scomparso – Ed. Amrita

Shirley A. Ward: Anger related to Pre-Conception, Conception, and the Pre- and Perinatal Period Journal of Prenatal and Perinatal Psychology and Health – Fall 2006

H.J.Landy1,3 and L.G.Keith2: The vanishing twin: a review

Human Reproduction Update 1998, Vol. 4, No. 2 pp. 177–183 _ European Society for Human Reproduction and Embryology

5) Il linguaggio del corpo, A. LOWEN, Feltrinelli e Bioenergetica, Feltrinelli

CORAZZA CARATTERIALE

Un’organizzazione energetica del corpo-mente che produce zone di blocco e di irrigidimento, zone scariche e atoniche, vuoti e pieni, forze centripete e forze centrifughe. Il risultato si vede nella postura, nella rigidità di arti e collo, nella voce, nell’instabilità delle ginocchia e nell’esilità delle gambe, nel ristagno dei visceri addominali con l’accumulo di liquidi. Ma anche nel vuoto o nella luminosità degli occhi, nella gola contratta a trattenere un pianto e un grido che non possono essere emessi, nella freddezza degli organi pelvici e genitali, in cui la contrattura cronica difensiva del pavimento pelvico e della zona anale blocca energia sessuale e riproduttiva, motilità intestinale e forza vitale.

6) L’amore dello spirito, Tecniche nuove, BERT Hellingher
7) Benoit Mandelbrot, Geometria dei frattali

Un frattale è un oggetto geometrico che ha la particolare caratteristica di mantenere la sua struttura essenziale, pur venendo osservato a diversi livelli di ingrandimento, cioè guardandolo sia dal punto di vista macroscopico che da quello microscopico. La prima proprietà di un frattale è quella dell’autosomiglianza; l’oggetto è simile a se stesso, le parti sono simili al tutto. Viene determinata dal suo algoritmo, chiamato dimensione frattale.

Un frattale, se ingrandito o ridotto, mantiene inalterata la forma secondo un’altra importante proprietà, l’omotetia interna, trasformazione geometrica per cui dilatando o contraendo l’oggetto, il suo aspetto resta invariato. L’autosomiglianza dei frattali vuole significare che non c’è conflitto tra le parti e il tutto e che quindi c’è simmetria nella figura.

Si vedono sempre cose nuove ed è impossibile perdersi perchè ogni volta si vedono sempre cose famigliari ” (B. Maldembrot)

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